testo integrale con note e bibliografia
Buongiorno a tutti, mi chiamo Luigi Sorrentino, sono un autista del trasporto pubblico locale.
Non sono un giurista né un professore: sono un lavoratore che sta subendo una discriminazione nel proprio luogo di lavoro, un problema che col tempo è diventato un caso nazionale.
Prima di iniziare, porto i saluti del Segretario Nazionale di OR.S.A. Trasporto pubblico locale Gennaro Conte, che segue con grande attenzione il dibattito sulla rappresentanza sindacale e ringrazia l’Università per questo spazio di confronto.
Per anni, nella mia azienda, abbiamo vissuto un doppio blocco democratico: da un lato l’azienda rifiutava di riconoscerci la RSA; dall’altro, i sindacati firmatari impedivano lo svolgimento delle elezioni RSU, nonostante la richiesta fosse stata presentata dalla maggioranza dei lavoratori.
In pratica, al nostro sindacato veniva impedito qualunque strumento di rappresentanza, sia elettiva sia associativa. Una situazione che, in uno Stato democratico, non dovrebbe semplicemente esistere.
Noi non abbiamo mai chiesto privilegi. Abbiamo chiesto solo pari dignità e la possibilità di rappresentare i lavoratori che ci avevano scelto, che avevano scioperato con noi, che avevano dimostrato nei fatti la loro fiducia.
Il giudice di Modena, il dott. Conte, ha compreso subito la gravità del problema. Ha valutato i dati, la nostra presenza reale in azienda, il radicamento sul territorio,il sostegno dei lavoratori e ha scritto chiaramente che avrebbe voluto riconoscerci, ma che la legge, così com’era formulata, non glielo consentiva. Per questo ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale.
Non perché fosse un problema solo di Modena, ma perché riguardava il funzionamento stesso della democrazia sindacale nel nostro Paese.
La Corte ha colto questo segnale. E con la sentenza n. 156 del 2025 ha affermato due principi fondamentali:
1. che i criteri della firma o della partecipazione alle trattative non possono trasformarsi in strumenti di esclusione di sindacati realmente presenti in azienda;
2 che, in attesa di una riforma legislativa, occorre guardare alla rappresentatività effettiva, non solo formale.
Per noi questo è stato un punto di svolta. Perché afferma una cosa semplice ma decisiva: conta la realtà, non solo la carta.
Conta quanti lavoratori rappresenti, quanto sei presente nei territori, che attività sindacale svolgi concretamente, se sei in grado di stare nei luoghi dove si prendono decisioni che riguardano il lavoro.
OR.S.A. è un sindacato con una storia nel settore dei trasporti, con una presenza capillare nei territori, che partecipa ai tavoli istituzionali del settore e che ha firmato accordi nazionali rilevanti, come il CCNL della mobilità ferroviaria. È inoltre un sindacato che, per oltre vent’anni, è stato riconosciuto dalla stessa associazione datoriale ASSTRA attraverso un protocollo nazionale di relazioni industriali.
Non parliamo quindi di una sigla occasionale o improvvisata, ma di un’organizzazione radicata e strutturata. Io credo che questa sentenza sia nata proprio per evitare che situazioni come la nostra si ripetano:
un sindacato scelto dai lavoratori non può essere escluso da tutto per un ostacolo burocratico o formale. Il 13 gennaio torneremo davanti al giudice di Modena. Siamo fiduciosi, perché oggi il giudice dispone finalmente degli strumenti che prima non aveva.
E permettetemi di dirlo con semplicità: questa battaglia non è stata fatta solo per OR.S.A.
È una battaglia che riguarda tutti i lavoratori e tutte le organizzazioni sindacali che fanno attività vera sul territorio, non solo rappresentanza sulla carta.
Se un autista di Modena è riuscito ad arrivare fino alla Corte Costituzionale, vuol dire che in questo Paese la democrazia sindacale può ancora funzionare. Grazie.