TESTO INTEGRALE CON NOTE E BIBLIOGRAFIA
1) La Enciclica Magnifica Humanitas è stata annunciata da papa Leone XIV fin dall’inizio del suo pontificato ed è stata a lungo preparata con l’ aiuto di esperti anche internazionali che l’ hanno arricchita per gli aspetti tecnici. Nello scrivere questo commento non posso sottrarmi alla emozione prodotta dalla sua forza espressiva, dalla chiarezza delle analisi e delle denunce dei problemi attuali e insieme dalla fiducia che esprime nelle persone e nella umanità.
Il suo incipit ci richiama subito alla nostra responsabilità di singoli e di comunità, nei confronti delle sfide della nostra epoca.
“Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo, di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto” (1).
Le cose nuove di cui si occupava la Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII erano la questione operaia, la lotta di classe e come promuovere la giustizia sociale nella società di allora.
Erano temi già affrontati dalle analisi e dalle politiche del tempo. Le riflessioni di quest’enciclica sono, invece, tempestive, anzi in molti casi anticipatrici.
Oggi, osserva il Pontefice, non possiamo semplicemente ripetere i suoi insegnamenti, ma dobbiamo interpretare le grandi tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica.
Negli ultimi tempi, ci dice il Pontefice, è divenuto sempre più evidente quanto “rapidamente e profondamente la digitalizzazione, la intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano trasformando il nostro mondo: la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nelle trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità nell’immaginario collettivo” (4).
E aggiunge, citando la Laudato si di papa Francesco: “Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa; […] ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo” (5).
Difronte a queste sfide “non indichiamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto indichiamo criteri di discernimento, dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della casa comune, pace. E traduciamoli in prassi, progettazione responsabile, valutazione di impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace (14).
Questa frase-messaggio indica le linee fondamentali, sviluppate nelle pagine seguenti del contributo, che la Chiesa intende dare alla soluzione delle grandi questioni del nostro tempo, con un coinvolgimento che non riguarda le scelte applicative, proprie delle autorità umane, ma che offre indicazioni di principi e di strumenti ispirate a una visione antropologica e politica lungimirante.
Il richiamo è a tutti noi e alla nostra responsabilità “tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo. È necessario adottare strumenti normativi adeguati capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione: come avvertiva papa Francesco, occorre domandarsi con realismo chi detenga questo potere e a quali fini lo orienti”. Non possiamo dimenticare che “l’ energia nucleare, la biotecnologia, l’ informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA […] danno a coloro che detengono la conoscenza, e soprattutto il potere economico per sfruttarla, un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero” (5).
In realtà l’enciclica Magnifica Humanitas non tratta solo questo aspetto del potere economico e tecnologico, che pure è così incombente sul nostro mondo; si allarga a considerare l’intero spettro dei problemi indotti dalle tecnologie rispetto all’ambiente e alla convivenza umana, alla globalizzazione e ai rapporti di potere internazionale, alla crisi del multilateralismo e alle guerre, anch’esse condotte con strumenti tecnologici che ne stravolgono modalità e impatti sui singoli e su intere popolazioni.
N.B. I numeri tra parentesi si riferiscono ai paragrafi così individuati nell’Enciclica
In questo commento voglio richiamare l’attenzione in particolare sulle riflessioni che Leone XIV dedica alle implicazioni dell’uso della Intelligenza artificiale riguardanti le questioni sociali, del lavoro e dei diritti umani.
L’Enciclica non indugia a descrivere il concetto e le varianti dell’ intelligenza artificiale, ma indica i problemi più significativi che essa comporta per le persone che lavorano, per le loro condizioni di vita e per i loro diritti. Lo fa con chiarezza e con argomenti forti, che sono presenti anche nelle analisi scientifiche e nel dibattito politico più avvertito, ma che non sono affatto acquisite nel sentire comune e anzi sono spesso rimosse, mentre sono contrastate da molti rappresentanti dei poteri forti, privati e pubblici.
Il Pontefice comincia con il denunciare l’ equivoco di equiparare quest’intelligenza a quella umana, osservando che se i sistemi tecnologici imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana - e anzi spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi – tuttavia “non vivono un’esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità, [ …] non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze”.
“Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, […] ma non capiscono ciò che producono, perché non hanno l’orizzonte affettivo relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente”.
Quella dell’IA “non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri che può essere molto efficace ma non implica una crescita interiore” (99).
2) Per questo, continua l’Enciclica, “possiamo comprendere perché la IA può essere un aiuto prezioso e allo stesso tempo richiede un approccio sobrio e vigile”.
Questa indicazione richiama uno dei messaggi centrali della Enciclica, e cioè il primato dell’uomo, delle sue scelte e quindi della politica sulla tecnica e sulle sue applicazioni.
Tale messaggio ha implicazioni teoriche e pratiche in ordine alle grandi questioni di politica pubblica e insieme per le scelte e i comportamenti quotidiani delle persone come singoli e nei loro rapporti individuali e collettivi.
Il Pontefice si sofferma con chiarezza sia sui rischi sia sulle opportunità, entrambi di grande portata, dell’ uso della IA.
Nell’uso individuale di questa tecnologia “la velocità e semplicità con cui è possibile ottenere indicazioni ed elaborazioni complesse semplificano le nostre vite, ma possono abituarci a delegare troppo le nostre analisi e decisioni, indebolendo il giudizio personale e la creatività” (100).
Questo rischio è avvertito dagli osservatori più attenti, ma è tutt’altro che acquisito e tenuto effettivamente in considerazione.
Esserne consapevoli è essenziale per reagire, valorizzando gli usi dello strumento che possono arricchire le capacità dell’uomo nel lavoro e nella vita e rifiutando quelli che rischiano di sostituire la dote umana più preziosa che è la capacità di giudizio.
Questa questione ha rilevanza non solo individuale ma anche di sistema come rilevano le ricerche internazionali condotte in questa materia.
Infatti l’impegno dei singoli nella conoscenza non si traduce solo in benefici individuali, di successo e di ricchezza, ma contribuisce anche al “general stock of knowledge” della società con cui le persone possono risolvere i loro problemi; se invece si investe meno nella propria conoscenza si riduce anche il contributo al sapere collettivo (così D. Rodrik, To work for us, AI must not think for us, in Project syndicate,13 aprile 2026 e vedi anche gli autori citati nella nota seguente).
L’ importanza delle scelte umane relative all’ uso della IA nei rapporti di lavoro è confermata dalle ricerche che concordano largamente sul fatto che l’evoluzione dei lavori e dei compiti non è predeterminata, ma è diversa a seconda delle strategie di utilizzo delle tecnologie: queste possono provocare effetti di sostituzione/spiazzamento dei lavori tradizionali, come invece effetti di arricchimento/efficientamento o anche di espansione (vedi per tutti gli studi fondamentali di D. Acemoglu, P. Restepo, Automation and new tasks: how technology displaces and reinstates labor, IZA Papers, April 2029, e D. Autor, How AI could help rebuild the middle class jobs, Working paper 32140, National Bureau of Economic Research, February 2024, p. 1 e cfr. anche la raccomandazione dell’OECD sulle tecnologie digitali e l’ ambiente, OECD, 2025, Legal 380).
L’affermazione del primato dell’uomo fatta dal Pontefice ha implicazioni dirette oltre che sulle questioni generali ora accennate anche sulle scelte individuali relative all’ uso delle tecnologie digitali.
L’ Enciclica nota che “l’ impressione di oggettività“ che le indicazioni di questi sistemi possono suscitare rischia di farci sottovalutare il fatto che esse riflettono i parametri culturali di chi li ha progettati e addestrati. E non va dimenticato che gli effetti del suo impiego nella società e sulle persone possono essere concreti e non privi di rischi.
Ad esempio, l’imitazione artificiale della relazione di cura alle persone che tali strumenti forniscono può diventare pericolosa quando si insinua in un contesto povero di relazioni e di affetti reali.
L’Enciclica sottolinea che l’ impiego della IA nella nostra società è ormai diffuso e presente in tutti i processi decisionali nei vari ambiti, nella comunicazione, nella gestione e nel controllo delle relazioni umane e sociali. E osserva, al riguardo, che i vantaggi in termini di efficienza e miglioramento dei servizi rischiano di farci sottovalutare le controindicazioni sociali e anche di impatto ambientale dovuto al loro grande consumo energetico e di emissioni di anidride carbonica
Soprattutto il Pontefice ci ricorda che tali vantaggi non devono farci dimenticare che l’ uso della IA non è un fatto solamente tecnico, ma profondamente umano e sociale, perché incide nella vita delle persone e nelle relazioni economiche, del lavoro, del credito, dei servizi personali e sociali. Per questo “non possiamo considerare la IA moralmente neutra … porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo con cui classifica persone e situazioni”.
Anche quando questi sistemi si presentano come neutrali e oggettivi “rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati”.
Da questo “deriva una conseguenza semplice ma stringente”, spesso oscurata nelle valutazioni private e pubbliche: “Non possiamo considerare la IA moralmente neutra, […] ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità, ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni“.
Per questo le decisioni che vengono prese da questi “artefatti” non possono sottrarsi ad un giudizio ispirato al “discernimento umano”, una formula che ritorna nella enciclica e che richiama tutti a una riflessione e alla responsabilità. “E Il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti iscritta nei dati e nei modelli che lo guidano“ (104).
3) Qui il testo affronta specificamente questioni di politica sociale ed economica:
“Perché la IA rispecchi la dignità umana e serva davvero il bene comune è essenziale che siano chiare le responsabilità in tutti i passaggi, da chi progetta e addestra i sistemi fino a chi li utilizza”.
E poiché “spesso i processi interni che conducono ai risultati possono essere poco trasparenti, diventa decisivo identificare chi deve rendere conto delle decisioni, motivarle, controllarle e quando necessario contestarle e rimediare ai danni che ne derivano” (105).
Queste sono affermazioni importanti che intercettano questioni affrontate in tutte le decisioni di politica pubblica, a cominciare dalle direttive europee sulla responsabilità delle imprese in queste materie, le cui scelte tuttavia proprio su questi punti sono contestate dalle imprese e da alcuni Stati membri fino al punto che rischiano di essere vanificate.
Anche qui la Enciclica ha parole chiare: “chiedere prudenza, verifiche rigorose e talvolta anche rallentamento nella adozione della IA non significa essere contro il progresso, ma esercitare una cura responsabile verso la famiglia umana”.
Una simile esigenza è particolarmente urgente, perché spesso si registra “uno squilibrio tra la velocità delle sviluppo tecnologico e il ritmo con cui maturano consapevolezza, norme controlli e istituzioni capaci di governarne gli effetti” (106).
Questa è un’osservazione che viene spesso ripetuta, ma non altrettanto seguita coerentemente nelle implicazioni concrete.
Al riguardo rileva il Pontefice non bastano generici richiami all’ etica, “servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito” (106).
Come si vede le indicazioni del testo e la loro sequenza sono precise: non prospettano soluzioni facili ma lasciano intendere la necessità di un insieme organico di politiche pubbliche, tutte pertinenti alla attuale situazione, non solo del nostro Paese.
Il quadro giuridico è indispensabile e non si può rifiutare come vorrebbero i teorici della deregolamentazione, ma deve essere adeguato agli obiettivi e non appesantito da inutili appesantimenti burocratici. E’ urgente garantire l’ effettività e la trasparenza delle regole con sistemi di controlli e vigilanza indipendenti, ma la garanzia ultima affinché le istituzioni siano in grado di governare lo sviluppo tecnologico sta in due fattori umani essenziali: anzitutto l’ educazione delle persone che le renda non solo professionalmente adeguate alle sfide tecnologiche, ma anche consapevoli di tutte le implicazioni per la vita individuale e collettiva, e inoltre una politica che non abdichi al suo ruolo essenziale, di cui l’ Enciclica ribadisce alcune caratteristiche fondamentali niente affatto ovvie.
Non basta “invocare la moralizzazione della macchina, il cosiddetto “allineamento” della IA a valori umani, senza avere il coraggio di porre […] la possibilità di discutere il codice etico da usare sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa. Altrimenti chi controlla l’ IA imporrà la propria morale che diventerà l’ infrastruttura invisibile dei sistemi” (107).
Occorre invece “disarmare la IA, […] sottrarla alla logica della competizione armata che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva” (110), perché non metta a repentaglio beni pubblici e diritti umani e invece possa contribuire con le sue grandi potenzialità a promuovere il benessere pubblico e privato.
Anche questo è un richiamo del tutto pertinente riguardo ai rischi delle scelte pubbliche e private che stanno realizzandosi attualmente su questi aspetti critici della IA; richiamano alla necessità che le politiche pubbliche non si sottraggano al confronto con i poteri privati, specie delle grandi imprese multinazionali che hanno acquisito, anche col ricorso alla IA, una influenza globale senza precedenti.
Il Pontefice aggiunge in modo incisivo: “non serve una IA più morale […], serve una politica più presente capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere spazi in cui la comunità possa ancora partecipare e interrogarsi” (107).
Il richiamo alla politica non può essere più appropriato ora che “l’IA tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone già di risorse economiche, competenze e accesso ai dati” e che “piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio”.
Per questo, osserva il Pontefice, “è indispensabile che l’impiego della IA, soprattutto quando coinvolge beni pubblici e diritti fondamentali, sia accompagnato da criteri chiari e controlli effettivi ispirati alla partecipazione e alla sussidiarietà“ […] “le comunità e i corpi intermedi non possono essere ridotti a destinatari di decisioni prese altrove, ma devono poter contribuire alla loro. formulazione e alla vigilanza” (108).
Qui il Pontefice richiama il principio di sussidiarietà tradizionale nel pensiero della Chiesa; lo richiama in senso forte riferendosi al contributo che i corpi intermedi possono dare alla coesione sociale, ora più che mai preziosa di fronte alla pulsioni centrifughe indotte dai contrasti politici e sociali ed enfatizzate dalle tecnologie digitali, e anche alla formulazione e arricchimento delle scelte pubbliche, come di recente affermato dalla nostra Corte costituzionale.
Il richiamo alla sussidiarietà è accompagnato da quello alla solidarietà, perché, osserva il Pontefice “senza la solidarietà il principio di sussidiarietà finisce per trasformarsi in semplice tutela di interessi particolari” (73).
Al servizio di questi principi e per disarmare la IA serve una creatività umana in grado di gestire i dati “come uno dei beni comuni o collettivi nella logica della condivisione” (108).
Anche questi sono richiami precisi di grande rilevanza nei confronti delle scelte che sono nell’ agenda delle politiche pubbliche e private dei nostri paesi.
4) Il Pontefice dedica una attenzione specifica ai problemi del mondo del lavoro e ci offre un’analisi lucida delle sfide attuali poste dalle tecnologie digitali all’ occupazione e alla qualità del lavoro.
“Oggi l’intreccio fra automazione robotica e IA sta trasformando rapidamente la struttura stessa del lavoro” (n.150). Le conseguenze sono anche questa volta ambivalenti, con possibili miglioramenti di produttività, ma col rischio che gli “attuali approcci alla tecnologia possano paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli a una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitive”.
Proprio per evitare quella che l’ Enciclica definisce una pericolosa deriva ”occorre progettare sistemi centrati sulla persona e non soltanto sulla prestazione“ (150); e ricordare che “l’ obiettivo di maggiori profitti non può giustificare scelte che sacrificano sistematicamente l’ occupazione”.
Si tratta di questioni di grande rilevanza per la vita di milioni di persone, e le soluzioni “devono essere trovate a livello nazionale e locale coinvolgendo le comunità intermedie”.
L’ Enciclica ribadisce che “il lavoro resta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana, non soltanto mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità”. Per questo, anche per la Chiesa, “ l’accesso al lavoro per tutti deve rimanere un obiettivo prioritario delle politiche pubbliche e dei processi economici, criterio di giudizio per valutare la qualità umana di un modello di sviluppo” (151).
E’ un richiamo attualissimo, che interroga le nostre scelte in materia economica e sociale; ribadisce con forza una priorità, quella della piena e buona occupazione, che corrisponde ai principi della nostra Carta costituzionale e agli appelli della Organizzazione Internazionale del Lavoro, ma che rischia di essere dimenticata.
A questo sollecito urgente seguono indicazioni di politica pubblica altrettanto attuali. In questa transizione non basta reagire quando i posti scompaiono, occorre fissare “criteri sociali per la innovazione […] e accompagnare ogni innovazione con scelte verificabili di tutela della occupazione, di riqualificazione e di partecipazione dei lavoratori perché la tecnologia sia orientata a liberare tempo e capacità umane non a produrre esclusione” (156). Infine “serve una responsabilità di impresa che includa la qualità e la dignità del lavoro tra gli indicatori di successo” (169).
E’ un appello a superare l’ esclusività dei criteri quantitativi della crescita, in primis il PIL, ancora prevalenti nella pratica, nonostante i richiami della agenda 2030 delle Nazioni Unite a tener conto di altri indicatori essenziali per perseguire uno sviluppo umano sostenibile.
A questo richiamo si aggiunge una indicazione impegnativa in termini di politica economica: “non bisogna considerare la ricerca della giustizia sociale un terreno separato e successivo alla produzione della ricchezza […], la giustizia riguarda tutte le fasi dell’ attività economica, dal reperimento delle risorse al finanziamento, dalla produzione al consumo“ (162).
Inoltre “i benefici dell’ innovazione devono essere accompagnati da investimenti in competenze, infrastrutture e servizi essenziali così che la tecnologia non allarghi il divario fra chi ha e chi non ha”.
Questa sottolineatura richiama un’altra urgenza nelle nostre scelte di politica pubblica e privata, sollecitando a dare la giusta importanza e gli investimenti necessari ad adeguare i sistemi educativi alle sfide della nuove tecnologie, così da rendere effettiva la affermata centralità della scuola (143).
Un rischio di queste tecnologie richiamato dall’Enciclica è quello del controllo sociale reso possibile dalla raccolta massiva di dati e dall’ uso di sistemi algoritmici (171).
“Il colonialismo ai nostri giorni mostra un volto inedito, non domina solo i corpi, ma si appropria dei dati trasformando le vite personali in informazioni sfruttabili“ (n.178), e “le nuove schiavitù si alimentano di catene economiche e infrastrutture digitali” (179).
Questo rischio è aggravato da una mentalità tecnocratica che “tende a considerare la persona come oggetto manipolabile o risorsa da ottimizzare“ (172) e a tradursi in diverse forme di asservimento legate direttamente all’ economia digitale.
Il Pontefice ricorda con un’ analisi precisa, spesso ignorata o rimossa, che una parte consistente di questa economia si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani impiegati in attività poco visibili ma essenziali, spesso svolti con compensi minimi: una catena di sfruttamento che resta deliberatamente invisibile […], che interroga la coscienza morale del nostro tempo” e che costituisce “il volto inedito del colonialismo dei nostri giorni” (178).
Il richiamo alla coscienza e alla politica è conseguente: “La lotta contro le nuove schiavitù è un banco di prova decisivo per il discernimento etico della IA” (174).
Questa breve presentazione dell’ Enciclica Magnifica Humanitas mostra come le sfide dell’ era digitale e della IA interrogano, come scrive il Pontefice, “la coscienza di tutti”. Ci chiedono comportamenti coerenti e assunzione di responsabilità personale e collettiva, fornendo principi per esercitare tutti il “discernimento umano“ che deve guidare il nostro giudizio e le nostre scelte.
Per i giuristi che si occupano di questioni sociali e del lavoro il testo contiene molti motivi di riflessione, anche autocritica, accompagnati da suggerimenti che dovranno essere raccolti e approfonditi con una riflessione personale e collettiva che ci permetta di trarne indicazioni preziose da tradurre in azioni coerenti.
