testo integrale con note e bibliografia
Buongiorno a tutti.
Sono Luigi Sorrentino, della Segreteria Nazionale OR.S.A. Trasporti - Autoferro TPL, nonché Segretario Regionale dell'Emilia-Romagna e Provinciale di Modena.
Rappresento con orgoglio l'organizzazione sindacale che ha promosso il percorso giudiziario culminato nella storica sentenza n. 156 del 2025 della Corte Costituzionale.
Desidero rivolgere un ringraziamento al nostro Segretario Nazionale, Gennaro Conte, che ha sostenuto con determinazione questa lunga battaglia per la libertà e la democrazia sindacale, e un sentito ringraziamento all'Avvocato Giovanni Stramenga di Pescara, che con competenza e dedizione ha accompagnato questo importante percorso giudiziario.
Consentitemi inoltre di rivolgere un pensiero sincero a tutti i lavoratori che in questi anni ci hanno sostenuto, spesso anche nei momenti più difficili. Senza la loro fiducia, il loro coraggio e la loro partecipazione questo percorso non sarebbe mai esistito.
A Modena abbiamo vissuto quello che definisco il doppio blocco della rappresentanza.
Da un lato, le organizzazioni storiche hanno evitato per anni il confronto democratico attraverso le elezioni RSU, sottraendosi alla verifica reale del consenso dei lavoratori. Questo stallo è stato determinato dal mancato passaggio dalle vecchie RSA alle RSU unitarie, lasciando per lungo tempo i lavoratori in una situazione di sostanziale immobilismo.
Dall'altro lato, l'azienda ha utilizzato proprio l'assenza delle RSU per negare all'OR.S.A. la contrattazione di secondo livello e le prerogative sindacali aziendali.
Si è così creato un meccanismo circolare che rischia di sottrarsi alla verifica democratica del consenso reale dei lavoratori.
Per superare questa situazione, nell'ottobre del 2020, forti della sottoscrizione di oltre il 50% dei dipendenti del bacino interessato, promuovemmo formalmente la costituzione della Commissione Elettorale per consentire finalmente ai lavoratori di scegliere i propri rappresentanti.
Quell'iniziativa venne contestata e definita "non legittima e assolutamente irrituale", impedendo di fatto lo svolgimento delle elezioni.
Eppure la recente evoluzione della giurisprudenza dimostra quanto fosse fondata quella richiesta di
democrazia.
L'ordinanza della Corte di Cassazione n. 14830 del 18 maggio 2026 ha infatti affermato che il diritto di promuovere le elezioni delle RSU non può essere ostacolato da interpretazioni contrattuali che finiscano per comprimere la libertà sindacale e la partecipazione democratica dei lavoratori.
Questa evoluzione giurisprudenziale conferma che il tema centrale non è la conservazione di equilibri consolidati, ma la possibilità per i lavoratori di esprimere liberamente la propria rappresentanza.
Ed è proprio qui che emerge il dato più significativo della nostra esperienza. Nonostante gli ostacoli incontrati, l'OR.S.A. ha continuato a crescere costantemente.
Oggi, a Modena, siamo il sindacato con il maggior numero di iscritti all'interno di SETA e siamo tra le organizzazioni più rappresentative dell'intero gruppo aziendale.
Si tratta di un dato che non deriva da stime o valutazioni astratte, ma da numeri che l'azienda stessa conosce perfettamente attraverso le deleghe sindacali e le trattenute effettuate in busta paga.
Per questo condividiamo profondamente le riflessioni che richiamano al rischio della cosiddetta "prova diabolica".
Non si può pretendere da un'organizzazione sindacale una dimostrazione burocratica impossibile, soprattutto in un Paese che ancora oggi non dispone di una legge organica sulla rappresentanza.
Come evidenziato dallo stesso Ministero del Lavoro, i dati del settore privato non risultano ufficialmente certificabili.
Proprio per questo assume particolare rilievo il principio della vicinanza della prova.
Se l'azienda dispone già dei dati associativi e conosce il peso reale delle organizzazioni sindacali presenti al proprio interno, non può sostenere di ignorare informazioni che possiede direttamente.
Occorre inoltre ricordare che l'OR.S.A. non nasce dal nulla.
È una struttura sindacale presente in numerose città italiane, con RSA attive e attività contrattuale in molte realtà del trasporto pubblico locale.
Per oltre vent'anni ha operato sulla base di un Protocollo d'Intesa con ASSTRA, la principale associazione di categoria, che ne riconosceva il ruolo di interlocutore nelle relazioni industriali del settore.
È inoltre firmataria del CCNL delle Ferrovie e partecipa stabilmente al confronto istituzionale sui temi del lavoro e dei trasporti.
C'è poi un aspetto che ritengo particolarmente significativo.
Se oggi la comunità giuridica discute della sentenza n. 156 del 2025 della Corte Costituzionale, è perché un Giudice del Lavoro, partendo dal caso concreto di Modena, ha ritenuto necessario investire la Consulta di una questione che riguardava direttamente la libertà sindacale e la rappresentanza nei luoghi di lavoro.
Quella decisione ha prodotto un risultato storico.
La Corte Costituzionale ha affermato un principio destinato a incidere profondamente sul sistema delle relazioni sindacali italiane.
Sentiamo quindi una grande responsabilità.
La responsabilità di fare in modo che quei principi non rimangano soltanto affermazioni teoriche, ma trovino concreta applicazione nei luoghi di lavoro.
La nostra causa di merito è ancora pendente e continuiamo ad attendere con fiducia la decisione del Tribunale.
Nel frattempo, il dibattito giuridico prosegue nelle università, nei tribunali e nei convegni scientifici.
Anche la giurisprudenza di merito sta già iniziando a confrontarsi con le questioni aperte dalla sentenza
n. 156 del 2025.
Significativo, in questo senso, è il decreto del Tribunale di Rovereto del 22 aprile 2026, che ha riconosciuto il diritto alla costituzione della RSA valorizzando la rappresentatività concreta dell'organizzazione sindacale e l'effettività della tutela prevista dall'ordinamento.
Si tratta di segnali importanti che dimostrano come i principi affermati dalla Corte Costituzionale possano già oggi trovare applicazione concreta nei luoghi di lavoro.
È fondamentale che questo percorso continui nel rispetto delle indicazioni della Consulta, affinché i diritti riconosciuti sul piano costituzionale possano tradursi progressivamente in diritti effettivi per i lavoratori.
Se il sistema nazionale non fosse capace di accompagnare fino in fondo questa evoluzione, il tema della libertà sindacale continuerebbe inevitabilmente a interrogare anche il diritto sovranazionale ed europeo.
In conclusione, la rappresentanza non è una concessione amministrativa. È un fatto sociale fondato sul consenso reale dei lavoratori.
Il tempo dei privilegi fondati esclusivamente sul diritto di firma deve lasciare spazio a una democrazia sindacale aperta, verificabile e coerente con i principi costituzionali.
È una battaglia che portiamo avanti a Modena, ma che sentiamo vicina in ogni territorio in cui la libertà sindacale chiede di essere pienamente riconosciuta.
La democrazia sindacale non deve avere confini. Deve tornare nelle mani di chi lavora.
Grazie.
