testo integrale con note e bibliografia
Il contributo che segue non intende offrire una lettura tecnico-giuridica della sentenza n. 156/2025 della Corte Costituzionale, compito che spetta alla dottrina. L’obiettivo è piuttosto ricostruire, dal punto di vista sindacale e fattuale, la vicenda concreta che conduce una realtà aziendale locale fino al giudizio di legittimità costituzionale.
Una storia di rappresentanza reale, di conflitto nei luoghi di lavoro e di consenso dei lavoratori, che precede e rende necessaria la pronuncia della Corte.
Il radicamento e la storia di OR.S.A.
OR.S.A. Trasporti è un sindacato storico del settore dei trasporti, presente in Italia da oltre vent’anni. È un’organizzazione strutturata, radicata nelle principali aziende di trasporto pubblico locale, ferroviario, e trasporto merci; attiva nelle grandi città come ad esempio Milano, Napoli, Roma, Genova, Palermo, Cagliari. É presente in realtà regionali come il Trentino Alto Adige, il Friuli, l’Abruzzo, la Sicilia e la Sardegna, e in numerose altre province dove opera con proprie RSA e RSU in molteplici bacini del territorio nazionale.
Proprio in virtù di questo radicamento nazionale, OR.S.A. Trasporti è firmataria del CCNL delle Ferrovie, sottoscrive accordi di secondo livello nelle principali aziende italiane del TPL ed è riconosciuta come interlocutore sindacale stabile nei tavoli nazionali e territoriali del settore.
A coronamento di questo percorso, si specifica che la consistenza associativa di OR.S.A. Trasporti registra circa 11.000 iscritti a livello nazionale nel complesso del settore.
In ambito istituzionale nazionale, OR.S.A. Trasporti aveva sottoscritto un protocollo nazionale da oltre un decennio con ASSTRA (l’associazione datoriale delle imprese di trasporto pubblico, di cui fa parte la stessa SETA) che ne sanciva la rappresentatività nel settore, garantendo agibilità e diritti sindacali su tutto il territorio.
In ambito territoriale, OR.S.A. Trasporti è firmataria del Patto Regionale della Mobilità con la Regione Emilia-Romagna, a conferma del ruolo istituzionale riconosciuto a livello regionale. La sua presenza organizzativa in Emilia-Romagna si fonda su strutture territoriali, rappresentanze aziendali, sulla presenza in Trenitalia TPER e nelle RSU di Parma, oltre a iscritti, delegati e un’attività sindacale continuativa. Analoghi protocolli sono stati sottoscritti con altre amministrazioni regionali.
La nascita di OR.S.A. Modena e il muro aziendale
In questo consolidato quadro nazionale e regionale si inserisce la nascita di OR.S.A. Trasporti TPL Modena, costituita nel dicembre 2019 all’interno del bacino modenese di SETA. L’organizzazione è già presente e radicata da diversi anni nel bacino di Reggio Emilia, e l'estensione a Modena rappresenta il naturale consolidamento di una rappresentanza reale e autonoma, fondata sul consenso e sulla partecipazione dei lavoratori.
Già all'indomani della costituzione, nel gennaio 2020, OR.S.A. Modena sottoscrive un protocollo aziendale, derivante dal citato protocollo nazionale OR.S.A.–ASSTRA, che garantisce alcuni strumenti di agibilità sindacale: sala sindacale, bacheche per affiggere avvisi, permessi sindacali e possibilità di informativa. Quel protocollo, tuttavia, non riconosceva la RSA. OR.S.A. ma era una base minima per cominciare il lavoro “sindacale”, ma
OR.S.A. Modena chiede fin da subito e ripetutamente il riconoscimento della RSA e la possibilità di sottoscrivere i contratti di secondo livello; istanze che l'azienda nega costantemente e sistematicamente, ritenendo che la presenza sindacale debba restare confinata a una forma di “mera tolleranza organizzativa” senza pieno ruolo negoziale.
La spinta dei lavoratori e il "doppio blocco democratico"
Mentre l'azienda ostacola questo riconoscimento, OR.S.A. Modena continua a crescere. Aumentano gli iscritti, cresce la partecipazione, si rafforza il consenso tra i lavoratori. Nell'ottobre 2020, il sindacato promuove una raccolta firme per chiedere il passaggio dal sistema delle RSA a quello delle RSU, tramite l’indizione di elezioni, un’iniziativa che registra oltre il 50% del personale aziendale (258 firme su circa 500 dipendenti del solo bacino di Modena), esprimendo in modo inequivocabile la volontà dei lavoratori di poter scegliere i propri rappresentanti attraverso il voto democratico. Tale sottoscrizione è comprensiva di iscritti ad altre sigle e della massa critica dei lavoratori non sindacalizzati – storicamente consistente in SETA Modena – che vede nel sindacato autonomo l'unico strumento per rivendicare il proprio diritto alla democrazia nei luoghi di lavoro.
Nonostante questa schiacciante prova di consenso, OR.S.A. si trova stretta in un vero e proprio doppio blocco democratico: da un lato l'azienda, che continua a negare il riconoscimento della RSA trincerandosi dietro cavilli formali; dall'altro lato, le organizzazioni sindacali firmatarie che, evitando di avviare l'iter per il passaggio alle RSU, impediscono di fatto ad OR.S.A. di misurare la propria forza nelle urne e di accedere alla rappresentanza elettiva. Di fronte a questa iniziativa, l’azienda dichiara che la competenza sulle elezioni RSU non le appartiene. Le altre organizzazioni sindacali affermano che avrebbero dato “piena attuazione alla volontà dei lavoratori”. Tuttavia, le elezioni RSU non vengono mai indette. In questo contesto di chiusura e di assenza di risposte, OR.S.A. Modena intensifica la propria attività sindacale: vertenze aziendali, assemblee, iniziative pubbliche e scioperi, sostenuti da una partecipazione significativa dei lavoratori.
Dalla realtà dei fatti alla Corte Costituzionale
Il conflitto nasce dalla richiesta di un riconoscimento coerente con la rappresentanza effettiva maturata sul campo. I dati numerici relativi al bacino di Modena certificano una crescita strutturale:
Fine 2019: nascita con circa 20 iscritti.
2020: balzo a 54 iscritti, superando sigle storiche come CISL, UIL Trasporti e UGL.
2021: primato assoluto con 61 iscritti, superando sia la FAISA (50) che la CGIL (60).
2022: consolidamento a 55 iscritti, mantenendo la superiorità rispetto a CISL, UIL e UGL.
2023: risalita a 62 iscritti.
2024: stabilità a 58 iscritti.
2025: nuova accelerazione a 72 iscritti.
Da gennaio 2026: superamento di oltre 80 iscritti.
Già dal 2020 e per ogni anno successivo, OR.S.A. Modena è stabilmente tra il primo e il terzo posto su sette sindacati presenti nel bacino di SETA Modena, arrivando a rappresentare oltre tre volte il numero di iscritti di diverse singole sigle sindacali firmatarie (CISL, UGL e UIL, attestate mediamente tra i 15 e i 30 iscritti) storicamente presenti in azienda. Nonostante ciò, il riconoscimento della RSA continua a essere negato sulla base del mancato requisito formale della firma del CCNL applicato in azienda.
Si crea così una frattura evidente tra rappresentanza reale e riconoscimento giuridico. In assenza di soluzioni sindacali e istituzionali, OR.S.A. Modena è costretta a ricorrere, nel novembre 2023, alla tutela giudiziaria. L’azione giudiziaria approda al Tribunale di Modena che rimette la questione alla Corte Costituzionale. Il percorso giunge al suo apice l'8 ottobre 2025 con l'udienza dinanzi alla Consulta, che porta alla pubblicazione della storica sentenza n. 156/2025 del 31 ottobre 2025. È significativo notare come, a luglio 2025, ASSTRA proceda alla disdetta del protocollo nazionale, in quello che appare come un tentativo di colpire la possibilità di usufruire dei permessi sindacali da parte del sindacato e ostacolare la crescita sui territori.
La solitudine di SETA e il sostegno degli "Amici Curiae"
In questo delicato passaggio, il rilievo costituzionale della vertenza è ulteriormente sottolineato dall'intervento a sostegno delle ragioni del Sindacato OR.S.A. dinanzi alla Consulta di CGIL, USB, l'Associazione Comma 2 Diritti e Dignità, CUB e FIGEC CISAL, che presentano memorie come "Amici Curiae".
Altrettanto significativo è il silenzio delle istituzioni: l'Avvocatura dello Stato, infatti, sceglie di non costituirsi in giudizio, rinunciando a difendere la legittimità della norma impugnata e lasciando l’azienda SETA e l'associazione datoriale ASSTRA isolate nella propria strenua, posizione difensiva.
Il giorno 13 gennaio 2026 si è tenuta l'udienza davanti al Tribunale di Modena e restiamo in attesa degli sviluppi.
La storia di OR.S.A. Modena dimostra come la rappresentanza sindacale non sia un dato astratto, ma il risultato di presenza, lavoro quotidiano, consenso e conflitto nei luoghi di lavoro. È questa realtà concreta ad aver condotto una vertenza locale fino al massimo giudice delle leggi, dimostrando che anche Davide può battere Golia.
La vicenda di OR.S.A. Modena mostra come, in assenza di regole chiare e coerenti sulla rappresentanza sindacale, possa crearsi una frattura profonda tra la realtà dei luoghi di lavoro e il riconoscimento giuridico. Quando la rappresentanza effettiva non trova riconoscimento, il conflitto si sposta inevitabilmente sul piano giudiziario. È da questa esperienza concreta che si misura la necessità di un sistema capace di valorizzare davvero la rappresentatività sindacale aziendale, come espressamente chiesto dalla Corte Costituzionale al legislatore.
